Polizia giudiziaria - legittima difesa
ABITACOLO DELL’AUTO, NON E’ PRIVATA DIMORA
Autore: Alessandro Casale - dirigente, comandante polizia locale comune capoluogo di provincia.
L'abitacolo dell'auto non può essere considerato luogo di privata dimora. Nota a margine della sentenza 14 marzo della Cassazione. A cura di A. Casale

 
ABITACOLO DELL’AUTO, NON E’ PRIVATA DIMORA
La consolidata e copiosa giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione ha da lungo tempo ritenuto che l'abitacolo di un'autovettura, in quanto spazio destinato naturalmente al trasporto delle persone o al trasferimento di oggetti da un luogo ad un altro e in quanto sfornito dei requisiti minimi necessari per potervi soggiornare per un apprezzabile lasso di tempo, non può essere considerato luogo di privata dimora, secondo la definizione dell'art. 614 c.p., giacchè nell'autovettura non si compiono, di norma, atti caratteristici della vita domestica. Si è aggiunto che per privata dimora deve intendersi il sito adibito all'esercizio di attività che ognuno ha il diritto di svolgere liberamente e legittimamente senza turbativa da parte di estranei e che assolve attualmente e concretamente la funzione di proteggere la vita privata di coloro che lo posseggono, i quali sono titolari dello ius excludendi alios al fine di tutelare il diritto alla riservatezza di ciascun soggetto nelle sue personali modalità esistenziali. In conseguenza l'abitacolo di un'autovettura non può essere considerato luogo di privata dimora, essendo inidoneo, per la sua stessa struttura, conformazione e destinazione, a consentire ad una persona di risiedervi stabilmente per un apprezzabile lasso di tempo

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. IV PENALE - SENTENZA 14 marzo 2013, n.19375
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. La Corte d'assise di Catania ha affermato la responsabilità dell'imputato in epigrafe in ordine al reato di omicidio volontario plurimo in danno di M.N. e Ma.Sa.; e lo ha altresì condannato al risarcimento del danno nei confronti delle parti civili. La sentenza è stata parzialmente riformata dalla Corte d'assise d'appello che ha ritenuto l'esistenza del reato di omicidio colposo plurimo ai sensi degli artt. 589, 52 e 55 cod. pen. 2. Ricorre per cassazione l'imputato. Si premette che la sentenza impugnata ha pregevolmente ricostruito il fatto in accoglimento delle istanze difensive, confutando la valutazione compiuta dal primo giudice. In particolare, si è appurato che l'imputato si trovava in un'auto in compagnia di altre persone quando fu vittima di una decisa aggressione da parte di diverse persone. Alla stregua di tale ricostruzione degli accadimenti, erroneamente la Corte di merito ha omesso di fare applicazione piena dell'istituto della legittima difesa ed ha pure mancato di motivare al riguardo. Infatti l'aggressione è stata subita dal T. mentre si trovava all'interno di un'auto, che deve essere considerata luogo di privata dimora. Ne discende l'applicazione dell'istituto della legittima difesa nella configurazione assunta per effetto della L. 13 febbraio 2006, n. 59, che ha modificato l'art. 52 cod. pen. prevedendo una presunzione assoluta di proporzione tra offesa e difesa nel caso in cui un'arma legittimamente detenuta venga usata per fronteggiare un'intrusione indebita nel domicilio o nella dimora, escludendo la necessità di provare l'adeguatezza della reazione all'aggressione.
Si sarebbe dunque dovuta escludere la responsabilità colpa ai sensi degli artt. 52 e 55 cod. pen..
Si aggiunge che la presunzione di adeguatezza vale sia in caso di legittima difesa obiettivamente esistente, sia in caso di esimente putativa incolpevole; quando cioè l'agente versa in eccesso colposo 'motivo' e valuta erroneamente la situazione di fatto esistente.
Inoltre si argomenta che la nozione di privata dimora di cui all'art. 614 cod. pen., comprende qualsiasi luogo non pubblico in cui una persona si trattenga, anche transitoriamente, per compiere atti di vita privata o lavorativa. Tale interpretazione si rinviene nella giurisprudenza di legittimità.
3. Il ricorso è infondato.
La sentenza impugnata analizza con grande dettaglio la drammatica vicenda in esame. Si parte da un antefatto: una violenta discussione per una banale questione di viabilità tra l'imputato, che si trovava sul sedile posteriore di un'auto, e tale C..
Alcune ore dopo lo stesso C., insieme alle due vittime, organizzò una spedizione punitiva. I tre, verosimilmente, supportati anche da altre persone, con la loro auto tagliarono la strada all'auto occupata dal T. e da diverse altre persone, costringendola a fermarsi. Ne discese il Ma. che inveì contro l'imputato il quale, dopo aver bloccato >

Note: l'abitacolo di un'autovettura, in quanto spazio destinato naturalmente al trasporto delle persone o al trasferimento di oggetti da un luogo ad un altro e in quanto sfornito dei requisiti minimi necessari per potervi soggiornare per un apprezzabile lasso di tempo, non può essere considerato luogo di privata dimora, secondo la definizione dell'art. 614 c.p.
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la serratura della portiera, abbassò il vetro rivolgendosi all'avversario per rabbonirlo. In quel frangente lo stesso Ma. schiaffeggiò l'avversario, lo afferrò per il giubbotto e tentò di estrarlo dalla vettura. A quel punto l'imputato estrasse la pistola che legittimamente portava nella veste di guardia giurata e sparò quattro colpi che colpirono mortalmente l'avversario. Uno dei proiettili, dopo aver trapassato la vittima colpì pure mortalmente il M. che, del pari in atteggiamento aggressivo, si trovava nei pressi.
Nel valutare complessivamente la vicenda la Corte territoriale considera che si configura una spedizione punitiva organizzata da tre pregiudicati per rapina nei confronti di una guardia giurata armata.
Tale situazione rendeva plausibile che si trattasse di aggressori armati. I colpi letali sono stati sparati a breve distanza ed in rapida successione, nella naturale concitazione del momento e nella descritta situazione che impediva la fuga. Dunque l'azione lesiva è il frutto della necessità di difendersi a fronte della determinata aggressione posta in essere da tre persone che si aveva ragione di presumere fossero armate. Vi è stato tuttavia un eccesso, una sproporzione tra l'azione ed i limiti della necessità di difendersi, essendo stati esplosi troppi colpi. Il T. ha erroneamente sopravvalutato l'aggressione ed ha impiegato in modo sproporzionato il mezzo di difesa a sua disposizione: precipitazione, imprudenza, errata valutazione delle circostanze di fatto. Di qui l'affermazione di responsabilità colposa nei termini sopra indicati.
4. Tale valutazione è oggetto di censura esclusivamente per ciò che attiene alla mancata applicazione della normativa novellata, con riguardo alle condotte difensive poste in essere in ambito domiciliare.
E' pacifico che l'azione è stata posta in essere dal T. mentre si trovava all'interno di un'auto in compagnia di altre persone; sicchè assume evidente, pregiudiziale rilievo la questione se un'automobile possa essere considerata luogo di privata dimora. A tale cruciale questione deve essere data risposta negativa. Infatti, contrariamente a quanto ritenuto dal ricorrente, la consolidata e copiosa giurisprudenza di questa Suprema corte ha da lungo tempo ritenuto che l'abitacolo di un'autovettura, in quanto spazio destinato naturalmente al trasporto delle persone o al trasferimento di oggetti da un luogo ad un altro e in quanto sfornito dei requisiti minimi necessari per potervi soggiornare per un apprezzabile lasso di tempo, non può essere considerato luogo di privata dimora, secondo la definizione dell'art. 614 c.p., giacchè nell'autovettura non si compiono, di norma, atti caratteristici della vita domestica. Si è aggiunto che per privata dimora deve intendersi il sito adibito all'esercizio di attività che ognuno ha il diritto di svolgere liberamente e legittimamente senza turbativa da parte di estranei e che assolve attualmente e concretamente la funzione di proteggere la vita privata di coloro che lo posseggono, i quali sono titolari dello ius excludendi alios al fine di tutelare il diritto alla riservatezza di ciascun soggetto nelle sue personali modalità esistenziali. In conseguenza l'abitacolo di un'autovettura non può essere considerato luogo di privata dimora, essendo inidoneo, per la sua stessa struttura, conformazione e destinazione, a consentire ad una persona di risiedervi stabilmente per un apprezzabile lasso di tempo (Così, tra le più recenti Cass. Sez. 1, 24 febbraio 2009, Rv. 243556; Cass., sez. 1, 6 maggio 2008, n. 32581, rv. 241229; Cass., Sez. 1, 1 dicembre 2005, n. 47180, rv. 233991; Cass. Sez. 1, 27 gennaio 2005, n. 2613 del 27/01/2005, rv. 230.533).
Tale consolidato e ben argomentato indirizzo non è confutato dall'isolato ed ormai remoto arresto giurisprudenziale di segno contrario evocato dal ricorrente.
Il ricorso deve essere conseguentemente rigettato. Segue per legge la condanna al pagamento delle spese processuali.
(Torna su ) P.Q.M.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese delle parti civili che liquida in Euro 2.500,00 nei confronti di Ma.Or., G.M., Ma.Me., m.m. e Ma.Ro.; in Euro 1.500,00 nei confronti di M. S., ma.sa. e D.P.M.N.; in Euro 1.200,00 in favore di M.B., oltre accessori come per legge.

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