Procedimento amministrativo
I LIMITI DI ACCESSO AI TITOLI ABILITATIVI DELLE ATTIVITA’ COMMERCIALI
Autore: a cura di Domenico Giannetta - Comandante Polizia Municipale
Il Consiglio di Stato con la Sentenza n. 5702/2019 del 13 Agosto 2019 ha stabilito che l’accesso civico generalizzato non può intralciare l’azione amministrativa dell’ente e quindi è giusto negarlo nei casi di richieste massive e/o se questo diritto è adoperato in modo distorto.

 
Il Consiglio di Stato con la Sentenza n. 5702/2019 del 13 Agosto 2019 ha stabilito che l’accesso civico generalizzato non può intralciare l’azione amministrativa dell’ente e quindi è giusto negarlo nei casi di richieste massive e/o se questo diritto è adoperato in modo distorto.
Nel caso di specie il titolare di alcuni ristoranti aveva chiesto l'accesso a:
1. tutte le licenze commerciali di qualunque natura rilasciate nel comune;
2. i certificati di agibilità di dette attività commerciali (alberghi, ristoranti, negozi, ecc.);
3. le domande di condono non ancora evase ovvero a cui non è stata ancora concessa la sanatoria in relazione ad immobili in cui vengono esercitate attività commerciali per le quali è stata rilasciata licenza di commercio;
4. tutte le continuità d’uso rilasciate per immobili sottoposti a pratica di condono non ancora esaminata e concessa.
Il Comune aveva respinto l’istanza poiché :
- con la sentenza n. 3100/2018 il TAR non s’è pronunciato sulla legittimità, o meno, delle agibilità provvisorie per gli edifici pendente il loro condono, né sulla c.d. “continuità d’uso”, donde l’assenza d’ogni interesse all’ostensione degli atti richiesti;
- sono inammissibili le istanze di accesso rivolte ad un controllo generalizzato o ispettivo sull’operato della P.A.; c) l’accesso “civico” non può esser adoperato in modo distorto o divenire causa di intralcio dell’azione amministrativa (in particolare, mercé istanze “massive”) e, comunque, quella proposta al soddisfacimento d’un interesse non già di valenza pubblica, bensì di natura solo privata, individuale ed egoistica;
- gli atti richiesti non sono soggetti a pubblicazione obbligatoria.
Il richiedente ha impugnato il diniego innanzi al TAR Napoli, per ottenere l’ostensione di quanto richiesto, all’uopo contestando le ragioni addotte dal Comune.
L’adito TAR, con Sentenza n. 2486 del 9 maggio 2019, ha:
1. respinto la pretesa attorea in ordine all’accesso ex art. 22 della legge n. 241/1990;
2. accolto quella relativa all’accesso civico, che attiene alla cura di beni comuni a fini d’interesse generale (tant’è che non si sovrappone all’accesso ex legge 241/1990) e senza onere di motivare la relativa legittimazione;
3. all’uopo precisato lo scopo di tale accesso, affinché, dunque, la trasparenza dell’azione completa della P.A. diventi condizione per il controllo diffuso, anche con riguardo agli atti non soggetti a pubblicazione, sull’operato della stessa P.A., nonché per la partecipazione consapevole alle decisioni pubbliche;
4. precisato come tal accesso non sconti limiti di legittimazione attiva, né soggiaccia alla delibazione di interessi pubblici o privati (fuori dai casi indicati >

Note:
Links:
Allegato: Sentenza 5702_2019.pdf
dalla legge), purché non creino nocumento ai beni protetti indicati nell’art. 5-bis del D.lgs. n. 33/2013.

Il Consiglio di Stato, riforma la pronuncia n. 2486/2019 del TAR Napoli, affermando l’inutilità, anzi il carattere soltanto emulativo della richiesta massiva di dati su atti, provvedimenti e rapporti del Comune con un numero indefinibile di soggetti terzi, tutti coinvolti e potenziali controinteressati e, soprattutto, titolari di interessi di difesa i più disparati e non omogenei (quindi, con diversi livelli di opponibilità all’accesso).
Nel motivare la decisione, il Consiglio di Stato precisa che:
- è vero che l’art. 24, comma 7 della legge 241/1990, stabilisce che «deve comunque essere garantito ai richiedenti l'accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici», ma da questo ben s’inferisce, segnatamente quando l’accesso difensivo sia esercitato in modo espresso per ragioni di difesa giudiziale, l’evidente differenza tra cura e difesa dei propri interessi, onde quest’ultima non è ricompresa, né è specificazione di quella, nonché in particolare, come già da tempo afferma la Sezione (cfr. Cons. St., sez. VI, 7 febbraio 2014 n. 600), il principio in virtù del quale tal accesso non sia in grado di prevalere su ogni ipotesi di esclusione ai sensi dei precedenti commi dello stesso art. 24 (e non solo per i casi strettamente contemplati nel solo co. 7, II per.);
- l’accesso civico generalizzato soddisfa un’esigenza di cittadinanza attiva, incentrata sui doveri inderogabili di solidarietà democratica, di controllo sul funzionamento dei pubblici poteri e di fedeltà alla Repubblica e non su libertà singolari, onde tal accesso non può mai essere egoistico, poiché qui l’accento cade sul “diritto” non agli open data, che ne sono il mero strumento, bensì al controllo e la verifica democratica della gestione del potere pubblico (o dei concessionari pubblici), e ciò anche oltre la mera finalità anticorruttiva, che pur essendo stata la matrice dell’accesso civico, non ne esaurisce le ragioni.

In definitiva, non ha errato il Comune appellante nel delibare il contenuto proprio dell’accesso civico, perché la sentenza del TAR Napoli non s’è pronunciata in via diretta sulle agibilità provvisorie o sulla “continuità d’uso” delle attività commerciali in immobili sanandi ma ancora non condonati, dichiarando inammissibile l’uso dell’accesso civico per creare, mediante una richiesta “massiva” di dati per fini esclusivamente privati, un intralcio all’attività della PA, al più per soddisfare un interesse di natura solo privata, individuale ed egoistica, incongruente con lo scopo pubblicistico dell’istituto.

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